La nostra storia

 

Galeotto fu un pero, un alberello trovato per caso in un vigneto dalle parti del Collio goriziano dove, assistiti dalla fortuna, ci si poteva imbattere in coralli cocenici, gioia pura per gli appassionati della storia del nostro pianeta. Era il 1977 e Adriano Bonini dedicava il suo tempo libero alla ricerca meticolosa del fossili e non sapeva, allora, che quella piantina di pero avrebbe fatto sterzare drasticamente la sua passione verso il mondo del bonsai. L’anno prima era uscita l’edizione italiana del libro “Bonsai pratico per principianti”, la bibbia del settore del maestro giapponese Kenji Murata e quel pero divenne la base di sperimentazione di quella che si rivelò un’arte talmente avvincente da diventare preminente su qualsiasi altro passatempo. Ma può essere definito passatempo una metodica che risale alla Cina del 200 aC e a cui si dedicava la nobiltà che di quel paese che per prima iniziò a coltivare le piante in vaso, miniaturizzandole, per puro piacere estetico? L’ingresso del buddismo zen in Giappone, alla fine del XI secolo, perfezionò ulteriormente l’arte del bonsai (bon = vaso, coppa, sai = pianta) trasformandola in un elemento della cultura di quel paese. L’udinese Adriano Bonini non pensò nemmeno per un attimo di non condividere l’emozione di fare di una piccola pianta, in senso stretto, una grande opera d’arte e nel 1985, quando ormai il pero era diventato il primo di una lunga serie di piante trattate con amore e perizia, con un gruppo di sette amici fondò a Udine il circolo “Il Giardino delle nove nebbie”, nome mutuato proprio da quello di un giardino citato dal maestro giapponese Murata. Da quel momento è un crescendo di iniziative e attività: i primi corsi di arte bonsai nei locali del vivaio Flora, la prima mostra nella prestigiosa sede di Palazzo Khechler, l’accordo, nel 1988, con Crespi per la fondazione dell’Abi. Nel 1993 Adriano Bonini corona un suo sogno iniziando le sue trasferte in Giappone dove si incontra, tra gli altri, con la vedova di Murata. L’osservazione di quell’arte giapponese nel paese in cui è maggiormente amata e sviluppata, porta nuove idee. Un’altra mostra a Udine, di enorme successo, si tiene nella cornice affascinante dell’ex chiesa di San Francesco. Un altro maestro entra nella vita di Bonini: è il nippo americano John Naka che nel 1994 tiene dei corsi in Germania a Hindenburg. Per Naka: “Bonsai is not the result: that comes after. Your enjoyment is what is important” (“ Il bosai non è il risultato, quello arriva dopo. E’ il piacere che provate che è importante”), un approccio che ancora oggi segna la filosofia di Bonini. Nel 1995, dopo aver fondato il primo gruppo interregionale del triveneto, un’importante esposizione di opere bonsai si svolge nel Castello di Udine con una serie di dimostrazioni nell’attigua Casa della Contadinanza. Poi iniziano le lezioni con il maestro belga Marc Noelanders riconosciuto a livello mondiale come uno dei più qualificati maestri di Bonsai per la sua capacità di combinare l’innata abilità artistica con le tecniche più raffinate e complesse. Per Adriano Bonini non si tratta più di un modi di trascorrere il tempo libero ma di una passione che via via lo assorbe e che lo ricentrifuga nell’amato Giappone per incontri con i maggiori maestri di un’arte con la quale sta contagiando un gruppo di accoliti spinti da altrettanto trasporto. Ed è proprio il gruppo, come insieme di persone unite dalla stesa passione e interesse, ciò che stimola di più Bonini. La condivisione, lo scambio, sono per lui elementi imprescindibili per affrontare e perfezionale l’arte del bonsai. Nel 1997 acquisisce la qualifica di istruttore e in pochi anni sono più di 500 gli allievi che si fanno contaminare dalla sua esperienza in innumerevoli corsi. Il club cresce in maniera esponenziale, i corsi si moltiplicano e nel 2001 finalmente dispone di una sede ufficiale in alcuni locali del Dopolavoro Ferroviario. E’ un ulteriore inizio per il Giardino delle nove nebbie che, nel 2004, organizza la prima mostra Foglie d’autunno, un’ iniziativa che mette a confronto i club del triveneto e che via via si amplia a quelli dell’Alpe Adria. Per il ventennale della fondazione del club nelle sale del Dopolavoro ferroviario si tiene una mostra che, attraverso pannelli e gigantografie, racconta una storia di minuziose passioni, dedizione e lavoro certosino per ottenere risultati speso eclatanti. Nel 2011, a Manzano lo spazio del Foledor ospita l’VIII mostra concorso internazionale Foglie d’Autunno-Alpe Adria e il XVI congresso nazionale degli istruttori Bonsai e Suiseki – con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano – che richiama centinaia di appassionati non solo dal Friuli Venezia Giulia ma da tutta Italia e il resto d’Europa sancendo ufficialmente l’ingresso del club udinese Il Giardino delle Nove Nebbie tra quelli più prestigiosi su scala internazionale. Gli eventi si rincorrono. Per la 14° edizione del Far East Film festival il club propone corsi ed esibizioni seguiti da decine e decine di persone spesso neofite ma che vengono sedotte dalla maestria di chi sa trasformare una pianta in una piccola e irripetibile opera d’arte. Nel 2012 il club ha un nuovo presidente. E’ Paolo Paviotti, ex alunno di corsi che, come tutti i suoi colleghi non finisce mai di imparare i segreti di un’arte “infinita” così come lo è la natura. Oggi i soci iscritti sono 46, tutti appassionati e umilmente soggiogati dalla bellezza di piante che sotto le loro mani si trasformano richiedendo talvolta anni e anni di costante e meticoloso lavoro. L’obiettivo del gruppo, dice il neo presidente Paviotti, è l’armonia. Lo dimostra il restauro della nuova sede dei locali ampliati e rinnovati del Dopolavoro Ferroviario avvenuto con il contributo di tutti i soci e conclusosi con un evento conviviale che ha sancito quell’armonia e quella condivisione che solo l’arte del bonsai sa trasmettere e creare illuminando quella nebbia rassicurante e affascinante che attraversa quel misterioso e generoso “giardino”.

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